Economia minima – Qatar

Ventiquattro è il magazine mensile del Sole-24 Ore. In ogni numero, la rivista intervista “gente comune” per descrivere, in poche battute, le condizioni di vita, le regole sociali e le consuetudini dei Paesi del mondo.

Questo mese, Farian Sabahi ha intervistato, per conto della rivista, Meysan Rahnama, 22enne iraniano, che vive e lavora come cameriere a Doha, la capitale del Qatar.

Il piccolo staterello (11.000 chilometri quadrati per 1,5 milioni di residenti, per l’85% stranieri), ha un PIL pro capite (a parità d potere d’acquisto) di 73.080 dollari l’anno e si piazza al 33° posto per indice di sviluppo umano (l’Italia è al 18°). In Qatar, una bottiglia da un litro di acqua minerale costa da 4 centesimi di euro al supermarket a 20 centesimi in un bar; una lattina di Coca-Cola costa 20 centesimi; la benzina verde si compra a 16 centesimi al litro e il gasolio a 14 centesimi. Nel Paese, ci sono 1.200 telefoni cellulari ogni 1.000 abitanti.

Dice Meysan:

Ricevo un salario mensile di 2.000 reali qatarini (400 euro), decisamente superiore ai nepalesi che lavorano nelle costruzioni e prendono soltanto 600 reali al mese (120 euro). Al mio stipendio vanno aggiunte le mance: finiscono in un’unica cassa e alla fine del mese sono divise tra i trenta dipendenti (di cui sedici iraniani). In genere prendo un extra di 400 reali (80 euro) e quindi guadagno più o meno quello che prendevo in Iran dando una mano nel terminal dei bus della mia famiglia. Qui a Doha non ho spese di vitto e alloggio perché vivo in una grande casa con il resto dei dipendenti e i pasti sono assicurati. Mando buona parte di quello che guadagno a mia madre in Iran e tengo per me 500-600 reali (100-120 euro) per comprare qualche vestito e uscire ogni tanto.

Non pare contento di vivere e lavorare in Qatar, Meysan:

Sembra che qui tutto sia nuovo e monotono, un paese senz’anima. Ma devo ammettere di non aver visto granché perché non ci sono molti mezzi pubblici e non posso permettermi spostamenti in taxi.

Alla domanda – difficile – sul che cosa si aspetta dal futuro, il giovane cameriere pare rispondere deciso:

La priorità è migliorare la condizione sociale della mia famiglia e guadagnare abbastanza per mandare i miei fratelli a studiare all’estero. Hanno sedici e dodici anni, vivono con nostra madre che ha 45 anni ed è casalinga. Vorrei smettere di fare il cameriere, studiare e diventare perito informatico. Se tutto va bene, per Nawruz (il Capodanno persiano, che cade il 20 marzo), dovrei realizzare il mio sogno: tornare in Iran.

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