Twitter: una bestia feroce

Ieri sera è venuto a trovarmi un amico che vive a Las Villas e che per raggiungere la capitale deve superare i problemi dovuti alla scarsità dei mezzi di trasporto e alla stretta sorveglianza che lo circonda. Mi ha raccontato che alcune settimane fa è stato arrestato e che gli hanno tolto il telefono cellulare per un paio d’ore, fino a quando non è comparso un ufficiale, piuttosto contrariato, con il piccolo Nokia tra le mani. “Adesso sì che sei nei guai”, gli ripeteva di tanto in tanto il tenente della Sicurezza di Stato che lo teneva recluso in quella stazione di polizia. Il motivo di tanto allarme era che nella sua rubrica telefonica c’era una voce con il nome Twitter seguita da un numero del Regno Unito. *

“Nessuno ti salva da quindici anni di galera”, l’ha minacciato il poliziotto mentre spiegava che inviare SMS a qualcuno con un nome così strano e che viveva così lontano era un delitto enorme. Non poteva sapere che il solo modo che abbiamo per lanciare i nostri tweets nel ciberspazio è il rustico invio di messaggi con solo testo tramite il servizio di telefonia mobile. Non immaginava che invece di finire tra le mani di un membro dei servizi segreti britannici, i nostri brevi testi sono diretti a un uccellino azzurro che li fa volare nel ciberspazio. È vero che si tratta di spedizioni alla cieca e che non possiamo leggere le risposte o i commenti dei lettori, ma almeno possiamo raccontare l’Isola con frasi di 140 caratteri.

Presi come sono nel pensare sempre a cospirazioni, agenti e congiure, non si sono resi conto che la tecnologia ha trasformato ogni cittadino nel suo stesso strumento di diffusione. Adesso non sono più i corrispondenti stranieri a convalidare una determinata notizia di fronte agli occhi del mondo, ma le nostre incursioni su Twitter diventano sempre più materiale informativo. Il mio amico me lo fa capire alla sua maniera: “Yoani, quando siamo venuti verso L’Avana ci seguiva un grande spiegamento di polizia. Io avevo preparato in anticipo un SMS per avvisare nel caso in cui ci avessero arrestato”. Forse è stato il brillare dello schermo di un Nokia o la convinzione che qualcosa di nuovo si frapponesse tra il perseguitato e i persecutori a impedire che lo facessero salire sulla volante. Se lo avessero intercettato, un breve clic sul pulsante di invio avrebbe lanciato il suo grido sul Web, raccontando ciò che la stampa internazionale avrebbe impiegato ore per venirlo a sapere.

Ho accompagnato il mio amico alla porta, lui teneva in mano il suo telefono mobile come se fosse una lanterna dalla luce fioca. Nella cartella delle “bozze” un testo già preparato lo avrebbe protetto dalle ombre che lo attendevano fuori dalla mia casa.

di Yoani Sánchez (fonte: La Stampa, 21 aprile 2010)
* Tra i servizi che offre Twitter, c’è la possibilità di pubblicare tramite SMS per noi che non abbiamo accesso a Internet. Tutto si fa tramite un numero di servizio al quale si inviano i messaggi che compariranno immediatamente ubicati nella pagina dell’utente.

Il blog di Yoani Sánchez, mitica ragazza cubana, attivista e giornalista, è disponibile – tradotto in italiano – sul sito de La Stampa.

Yoani è anche su Twitter: http://www.twitter.com/yoanisanchez.

Wired Italia l’ha incontrata: qui il video.

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