Grande televisione su RaiUno

Il cast è di particolare prestigio. C’è Cristina Chiabotto (che secondo alcuni è “l’unica ragazza che sembra più scema da mora che da bionda”) e c’è anche S.E.R. il principe Emanuele Filiberto di Savoia. I due sono sicuramente sposati, visto che portano a passeggio un bimbo e che il video è andato in onda su RaiUno.

Il bebè nella carrozzina è Pupo. Per chi non fosse stato in grado di riconoscerlo, il regista ha ben pensato di scriverne il nome sul di lui bavaglino. Inutile sottolineare la grande ilarità che suscita il gioco di parole “bebè-Pupo”.

Mentre in sottofondo si odono la splendida melodia e il meraviglioso testo di Gelato al cioccolato, grande successo (sic!) di Pupo, la giovane coppia incontra un gelataio in triciclo, interpretato da Cristiano Malgioglio (che della canzone è co-autore, pur essendosi all’epoca celato sotto lo pseudonomo di Miozzi). L’artigiano manifesta una incontrovertibile sobrietà: frangia mesciata, occhiali rossi a cuore, foulard rosa al collo. Tanto per smentire qualche luogo comune.

I due genitori fermano il gelataio-Malgioglio per comperare al “Pupo” un gelato. Ma il gelato non è al cioccolato (e ragionevolmente anche poco salato) e il bimbo, disgustato, lo scaraventa su Malgioglio che, furioso, dopo una scheccata – sottolineata dalla poliedrica Chiabotto, che ride – se ne va.

Ma il destino riserva sempre mille sorprese. Tant’è che il Principino e la legittima consorte incrociano di nuovo il gelataio, domandandogli di preparare loro un secondo cono. Malgioglio non è convintissimo, ma alla fine cede. Segue una seconda scena di disgusto, atteso che il gelato – ancora una volta, non è al cioccolato. A questo punto il gelataio è così adirato che frusta i genitori con un foulard e, tra le risate della Chiabotto (la donna che non imbrocca un accento giusto neanche se ci inciampa sopra, ma in questo video per fortuna non parla), se ne va.

Tanta, però, è la voglia che il Pupo ha di un gelato al cioccolato che il padre diventa protagonista di una rocambolesca e avvincente scena di azione: mentre la donna resta a custodire il bambino, il principino corre a perdifiato lungo il viali dello zoo di Roma e, dopo estenuanti salite, trova il gelataio e gli salta addosso. Malgioglio, però, non ci sta: è già stato inzaccherato due volte e sono bastate. La capacità oratoria di Emanuele Filiberto, però, è nota  a tutti e sortisce l’effetto di placare l’ira del gelataio che, alla fine, accetta di servire al Pupo un terzo gelato, questa volta al cioccolato.

L’entusiasmo del bimbo è tuttavia incontenibile e perciò pericoloso. Eggià, perché, sporgendosi dalla carrozzina, il Pupo dà una spinta al triciclo di Malgioglio che, a velocità comunque moderata, si mette in movimento. Un commovente dispiego di capacità filmiche consente allo spettatore di comprendere che il triciclo ha i freni che non funzionano e, ancorché lo si veda pedalare, Malgioglio in preda al panico solleva le braccia che neanche al Festivalbar. Così il velocipede finisce su una rampa ed entra in un furgone. Malgioglio non scende, forse ancora sotto choc, e – chiusi i furgoni dell’autocarro – si legge che quest’ultimo è destinato al “Cibo per animali feroci”.

Attenzione all’imprevedibile gran finale. La famiglia Chiabotto-Savoia continua la sua ilare passeggiata allo zoo quando, improvvisamente, la loro attenzione viene attirata dalla gabbia delle tigri. All’interno di essa, lo scheletro del gelataio (riconoscibile dal foulard rosa, dagli occhiali rossi a forma di cuore e la frangia mesciata). I genitori rimangono contriti. Il Pupo ride.

Poi qualcuno ha ancora il coraggio di dire che è giusto pagare il canone?

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