Con il Governo Monti gli animali domestici diventano un lusso? Pensare prima di inoltrare lo è già per molti /via IlDisinformatico

Con il Governo Monti gli animali domestici diventano un lusso? Pensare prima di inoltrare lo è già per molti  /via IlDisinformaticoCI MANCAVA SOLO QUESTA: Il governo Monti sta emanando nuove leggi da approvare, una tra le quali la legge sugli animali domestici. Ogni famiglia dovrà pagare una tassa su ogni animale domestico in quanto il signor Monti li definisce BENI DI LUSSO, non beni affettivi. La ringraziamo, professor Monti, perche in questo modo, lei sarà complice dell’aumento degli abbandoni, delle uccisioni, e della sofferenza di tante povere bestie, che o saranno abbandonati da chi non puo permettersi ulteriori spese, o che non verranno mai e poi mai adottati da un canile. COPIA E INCOLLA

Questo è un esempio del testo della nuova catena di Sant’Antonio che sta invadendo la Rete perché viene inoltrata da chi non si ferma a verificare o a chiedersi se ha senso inoltrare un appello, vero o falso che sia, che non riporta alcuna fonte o alcun riferimento credibile. Se il governo italiano mettesse una tassa sull’inettitudine nell’uso di Internet raccoglierebbe miliardi.

A quanto mi risulta, al momento non c’è alcuna “legge sugli animali domestici” emanata o ipotizzata dal governo Monti. L’appello nasce forse da un’interpretazione cinofallica di un articolo del Corriere di ottobre 2011 a firma di Danilo Mainardi, nel quale Marco Melosi, presidente dell’Associazione nazionale medici veterinari, segnala amareggiato che “tra le sette categorie del nuovo redditometro sperimentale presentato all’Agenzia delle Entrate comparirebbero le spese veterinarie per gli animali una volta detti da compagnia e che oggi si preferisce chiamare d’ affezione”. La critica al redditometro è ampliata in un articolo dell’Associazione.

Un’altra origine possibile è questo articolo di Tecnologia-ambiente.it, che paventava una presunta “tassa sui cani” in quanto considerati “beni di lusso” ma poi è stato rettificato per chiarire appunto che non si tratta di una tassa ma di una inclusione nel redditometro. A sua volta, questo articolo citava una petizione su Petizionionline.it che non è stata rettificata. Idem dicasi per Leggo.it, che tuttora parla della “tassa” come se fosse un dato di fatto. C’è anche un’altra petizione su Firmiamo.it.

In ogni caso, mandare in giro storie di questo genere senza verificarle e senza corredarle di fonti precise è da irresponsabili e non fa altro che alimentare incomprensioni e odio.

via IlDisinformatico-Attivissimo

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