Sulla “Giustizia”

Da stamattina circola in Rete un’immagine assai cruda. &Egrave riferito che ritragga uno stupratore che, dopo essere stato evirato, sarebbe stato abbandonato su un campo, con il suo pene infilato nella bocca.

Ne parlo al condizionale, perché tutto sommato mi auguro che sia un fake.

Ma, indipendentemente dall’autenticità dello scatto, voglio dire a quanti esprimono apprezzamento per chi ha fatto una cosa del genere che non c’è alcuna differenza tra chi abusa di due bambine e chi è capace di fare un così grande scempio di un corpo. Il primo è un malato criminale, e come tale va punito e, se possibile, curato; il secondo è solo un delinquente, la cui condotta riporta la nostra società indietro di secoli.

Voglio dire, ancora, a quanti si improvvisano psichiatri forensi (“Vorrei vedere cosa avresti fatto tu se ti avessero violentato una figlia?”, “Se avesse abusato di tua moglie cosa avresti fatto tu?”) che la situazione di coinvolgimento emotivo è una attenuante ma non può in nessun caso giustificare una condotta tanto crudele, macabra e selvaggia.

Quanti diffondono quella foto in Rete, assieme a quanti la commentano compiaciuti, infine, mi sembrano assai simili a coloro che, in un passato remoto, si adoperavano per accaparrarsi un posto in prima fila nelle esecuzioni pubbliche. E per questo mi provocano disgusto.

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