Quando Sanremo era Sanremo aveva un senso. Ma oggi?

Quando Sanremo era Sanremo aveva un senso. Ma oggi?Ieri ho guardato la prima serata del Festival di Sanremo. Ho fatto non poca fatica ad arrivare fino alla fine, circostanza che è stata resa possibile solo dal fatto che seguito la manifestazione attraverso Twitter: leggere i commenti scritti dal “popolo del cinquettio” è stato l‘unico modo per rendere sopportabile lo strazio andato in onda su Rai1.

Non voglio scrivere un post di critica semi-professionale sulla manifestazione. Altri, molto meglio di quanto io potrei mai fare, hanno già detto la loro. Voglio, piuttosto, limitarmi ad alcuni “pensieri sparsi”.

Il primo. Ieri si sono esibiti 12 cantanti. Direi che, a spanne, l’esecuzione dei loro pezzi avrà richiesto meno di 55 minuti. Lo spettacolo è durato circa 4 ore. In sostanza, al “Festival della canzone italiana”, la canzone ha occupato qualcosa come il 20% del tempo. Il resto è stato occupato da gag di dubbio gusto, dall’attesissimo (e pagatissimo) monologo di Celentano, dalla pubblicità e non so da cos’altro. I cantanti e la loro musica sono parsi più una spalla che i protagonisti, inseriti in un programma il cui senso mi è comunque sfuggito.

Il secondo. Celentano – oggetto di una grande campagna mediatica nelle settimane precedenti l’inizio del Festival – ha fatto un monologo-fiume, introdotto da una lunga “sigla” con immagini di guerra e di distruzione che, francamente, almeno a Sanremo avremmo tutti voluto evitare. Poi ha iniziato a sparare contro la Chiesa (che già ieri sera si è fatta sentire), contro Aldo Grasso (che oggi gli ha risposto), contro la Corte Costituzionale, contro la Rai e contro non ricordo più chi altro.

La Chiesa, ci ha detto il Nostro, non parla più del Paradiso e, per questo, “Avvenire” e “Famiglia cristiana” dovrebbero essere chiusi. Io non so se i predicatori cattolici parlino o meno del Paradiso, so però che molti di loro hanno capacità oratorie assai migliori rispetto a quelle dimostrate ieri da Celentano. E non vedo un solo motivo per il quale sia legittimo chiedere la chiusura delle due testate cattoliche che – a meno che non godano di contributi pubblici – restano sul mercato perché vendono copie e spazi pubblicitari. Sono ben altri i giornali che meriterebbero di essere chiusi. In ogni caso, il “molleggiato” si è scagliato contro i predicatori, facendo lui stesso una predica. Mah.

Celentano non ha risparmiato – non ricordo se prima o dopo le battute da terza elementare sul cognome della Lei – critiche neanche alla Corte Costituzionale, sulla recente vicenda dei referendum non ammessi. Qui la demagogia da bar dello sport ha raggiunto il suo apice, condita da gravi inesattezze di carattere giuridico. La situazione è stata resa ancora più insopportabile dalla gag messa in scena da Celentano con Pupo e lo stesso Morandi, roba che mi ha ricordato le scenette che facevamo ai tempi degli scout, davanti al fuoco di bivacco. Con la differenza che le nostre, di scenette, facevano spesso ridere e che la poliedricità espressiva di noi ragazzini in pantaloni corti era più efficace di quella dimostrata sul palco dell’Ariston.

Il segmento Celentano è stato troppo lungo, brutto, lento. Ieri, altrove, anch’io (come tanti altri) ho ricordato quale fosse il compenso pagato al Nostro per l’indegna messa in scena. Qualcuno, piccato, mi ha voluto ricordare che l’artista ha comunicato che devolverà tutto il suo caché in beneficenza. Ecco, vorrei dire tre cose. La prima è che fino a quando quella promessa non sarà messa in pratica per me rimangono parole gettate al vento; non sarebbe la prima volta che le donazioni rimangono sulla carta dei giornali e non riescono ad arrivare sui conti correnti delle organizzazioni che ne dovevano essere destinatarie. La seconda è che Emergency (cui Celentano ha promesso di devolvere il compenso) non è certo l’ente cui io avrei destinato quella somma (ma, si sa, trattandosi di regali non posso certo permettermi critiche a riguardo). La terza è che, ammesso che quei soldi arrivino davvero ad un’organizzazione benefica, resta il fatto che quei soldi erano i “nostri” e visto che “noi” li avremmo comunque spesi, sarebbe stato giusto aspettarsi uno spettacolo di qualità, in linea con l’entità del compenso.

Il terzo ed ultimo pensiero. La “giuria demoscopica” (“demoscopico” è un aggettivo che, oramai, si usa solo a Sanremo e nelle pubblicazioni dell’Istat) avrebbe dovuto decidere ieri i due cantanti da mandare a casa. Per questo, si sarebbero dovuti avvalere di un sistema di voto elettronico evidentemente molto complesso, troppo complesso, tant’è che già alla seconda canzone è andato in crash. Si mormora che nelle quinte dell’Ariston qualcuno si ostinasse a premere in combinazione Ctrl-Alt-Canc su qualunque tastiera si trovasse a tiro ma non è servito a niente. Così, i potenti mezzi della struttura Rai hanno messo a disposizione dei trecento giurati un foglio di carta (e credo anche una penna, o una matita, non so), sul quale avrebbero dovuto scrivere i loro voti. E più volte si è vista la “giuria demoscopica” mostrare soddisfatta la novità tecnologicamente avanzata del foglio bianco, formato A4. Ma a fine puntata, il coup de théâtre di Morandi: a causa di “problemi tecnici” il sistema di voto è stato annullato, quindi stasera risentiremo tutti i 12 cantanti che si sono già esibiti (più i nuovi), confidando che siano rimpiazzati nel frattempo i criceti che, con buona probabilità, ieri notte avrebbero dovuto alimentare con il loro correre sincopatico i server di mamma Rai. La cosa è successa proprio lo stesso giorno in cui il Governo ha bocciato la candidatura di Roma per le Olimpiadi: ma se non siamo in grado di far votare 300 persone chiuse dentro un teatro, come possiamo organizzare una edizione dei Giochi? Mi sia consentito di essere anch’io un po’ demagogico… E ancora: nel suo pippone, Celentano aveva poco prima sottolineato l’importanza del “voto popolare”, insistendo oltremodo sul concetto di “sovranità”. Qualcuno gliel’ha detto che ieri la sovranità (pur nel piccolo, piccolissimo costituito dal Festival) sarebbe dovuta appartenere al popolo (rappresentato dalla “giuria demoscopica”) ma che quella sovranità è stata sospesa perché un computer è andato in palla?

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