Italo – Nuovo Trasporto Viaggiatori. I primi passi, tra luci e ombre, dell’alta velocità privata

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Ho viaggiato alcune volte a bordo dei treni Italo, di Ntv. Devo dire che l’esperienza è stata davvero piacevole.

In quanto prima concorrente di Ferrovie dello Stato, ho avuto la curiosità di scoprirne di più.

Allora, i convogli hanno scritto “Italo” sulle fiancate ma sono fabbricati in Francia, negli stabilimenti della Alstom. I primi treni dovevano iniziare a circolare alla fine del 2011 ma in realtà li abbiamo visti sfrecciare solo il 28 aprile 2012.

Il treno veloce, insomma, è partito in ritardo. E la “Nuovo Trasporto Viaggiatori spa” di Montezemolo, Della Valle e Punzo non ha avuto ricavi dal 2008 al 2010, accumulando una perdita di 40 milioni di euro. Per molti sarebbe stata un’ecatombe. Non per la Ntv. Perché?

La società è costituita nel dicembre del 2006. Tra i soci (ma di nettissima minoranza), anche Giuseppe Sciarrone, già dirigente Fiat e già dirigente Fs, quindi direi l’unico che ci capisce qualcosa di treni. Pochi mesi dopo, chiede al Ministero dei Trasporti la licenza ferroviaria, che arriva dopo due mesi. Sì: due mesi. Un record. Si potrebbe gridare al miracolo.

Ma il tempo sbalorditivo per l’autorizzazione governativa è poca cosa rispetto a quanto accade nel luglio 2007: il giorno 28, il Ministro Alessandro Bianchi, autorizza l’accesso di Ntv all’alta velocità. Che c’è di strano? Che a luglio 2007, Ntv non solo non ha neanche un treno ma non ha neanche pagato un euro: in assenza di gare o bandi pubblici per attrarre altri partecipanti, il Governo concede l’accesso in cambio del pagamento di un canone, un po’ come il pedaggio in autostrada per noi comuni mortali.

Ma rimaniamo sui numeri. “Abbiamo investito un miliardo”, dichiara Cordero di Montezemolo. E da dove arriva questo miliardo? Non ci crederai, ma non dalle tasche dei soci.

Vediamo perché.

Montezemolo, Della Valle, Punzo e Sciarrone fanno leva sull’incremento di valore derivante dall’autorizzazione del 2007. Poi fanno entrare altri azionisti e il valore della spa aumenta ancora. Nel giugno 2008, infatti, nella cordata per il nuovo miracolo italiano entra anche Banca Intesa: Corrado Passera (all’epoca alla guida dell’istituto) compera il 20% di Ntv, pagandolo 60 milioni.

Nell’affare entra poi anche Sncf (cioè le ferrovie francesi). Decidendo di chiudere un occhio su possibili conflitti di interesse (Sncf è, infatti, socia di Grandi Stazioni, cioè di Ferrovie dello Stato, quelle italiane), il 23 ottobre 2008, Sncf prende un 20% di Ntv, pagandolo 84 milioni.

Poi è la volta di Alberto Bombassei (quello che vende i freni a Montezemolo), delle Assicurazioni Generali e di Isabella Seragnoli, matrona dell’imprenditoria bolognese.

Ogni volta, i soci fondatori cedono ai nuovi entranti quote societarie, con diritti di opzione per l’aumento di capitale. Così rimangono titolari di appena il 33,5% delle quote.

Sarà loro dispiaciuto? Neanche per sogno. Perché i loro profitti, dal 2007 ad oggi, assommano già a circa 25 milioni di euro (al netto delle imposte). Praticamente quello che i tre “big” hanno investito nel progetto: le società Mdp Holding Uno, Mdp Holding Due e Mdp Holding Tre (nelle quali Montezemolo, Della Valle e Punzo hanno quote paritetiche) hanno infatti versato circa 25 milioni di euro nel capitale sociale di Ntv. In altre parole, e fuori dai tecnicismi, i tre ci hanno già fatto pari.

Quando Ntv vale 375 milioni di euro, un terzo della società appartiene ai tre moschettieri dell’alta velocità privata: la loro quota vale 120 milioni di euro. Questo non oggi ma prima ancora che un capotreno (pardon: un “train manager”) di Italo licenziasse il primo convoglio. Non è da tutti investire 25 milioni in un progetto e averne in mano 120 prima ancora che il progetto sia visibile al mercato.

Ah! Le quote dei tre non sono proprio dei tre ma delle banche finanziatrici (Bnl, Intesa, MPS ed altre), a garanzia dei crediti concessi per gli investimenti. Sì, perché il famoso miliardo di cui ha parlato Montezemolo è per il 70% preso a prestito.

Ah! Da ultimo, i treni (cioè: le motrici e i vagoni) non sono di Ntv: la Leasint (società del gruppo Intesa) glieli ha concessi in leasing.

Insomma: in conclusione, i soci di Ntv hanno versato 264 milioni. Di questi, il 92% è stato conferito da Sncf, Intesa, Generali, Bombassei e Seragnoli. Le società personali di Montezemolo, Della Valle e Punzo hanno versato una 20na di milioni. Ma li hanno già recuperati.

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