In Italia la Chiesa cattolica batte, senza appello, la ricerca scientifica

In Italia la Chiesa cattolica batte, senza appello, la ricerca scientificaTempo fa mia mamma mi ha detto che è nostro dovere amare l’Italia, nonostante i suoi difetti, a ragione della sua storia, della sua cultura, della memoria di coloro che sono morti per crearla e renderla democratica. Ho imparato che quando dice qualcosa ha (quasi sempre!) ragione. Così ogni giorno mi sforzo di fare in modo di non provare disaffezione verso la Nazione. In alcune occasioni, però, la fatica si fa insopportabile.

Mi capita, ad esempio, quando scopro che l’IMU ha colpito duramente istituzioni meritorie, che danno lustro all’Italia nel campo della ricerca scientifica: l’Istituto Mario Negri, faro nella ricerca biomedica, guidato da Silvio Garattini, ha dovuto versare 360mila euro (pur vantando un credito IVA di 10 milioni); la Fondazione Città della Speranza, che fa ricerca sulle leucemie infantili, ha pagato quasi 90mila euro di imposta; 30mila euro sono stati invece pagati dall’Associazione italiana per la ricerca sul cancro; più di 36mila dall’Istituto per la ricerca e la cura del cancro di Candiolo. Soldi, questi come altri versati da istituti di ricerca ed enti no-profit, che certamente potevano essere utilizzati meglio che per risanare anni di mala gestio della Cosa pubblica.

E intanto i nostri ricercatori sempre più spesso prendono il passaporto e vanno a lavorare altrove, in Europa o nel mondo.

Ora, io mi sforzo di amare l’Italia ma qualcuno mi deve spiegare perché gli immobili degli enti di ricerca (che, dunque, lavorano per ciascuno di noi, indistintamente) devono avere minore dignità rispetto agli immobili della Chiesa cattolica (che – mi si perdoni – servono per radunare sotto uno stesso tetto alcuni fedeli, che vogliono raccogliersi in preghiera).

Io sono convinto che gli stabili adibiti ad attività di carattere non economico della Chiesa siano diversi rispetto a quelli in cui si fa ricerca scientifica. Ma non certo nel senso che i primi debbano godere di un trattamento fiscale migliore rispetto a quello imposto ai secondi. Mi sembrerebbe assai più equo che accadesse l’esatto contrario.

Tanto più che la Chiesa fa ben poco per farsi voler bene e appare sempre più lontana dai cittadini italiani. Anche se mi sembra di sparare sulla Croce Rossa, non posso non ricordare, in ordine sparso, alcune esternazioni provenienti da esponenti (piccoli o grandi) del clero cattolico e alcuni episodi recenti che lo hanno visto protagonista. Li riporto così come mi vengono in mente, in ordine sparso, certo di tralasciarne una grande quantità.

Mi vengono così in mente le dichiarazioni del frate francescano Benedict Groeschel, il quale, parlando di abusi compiuti da uomini di Chiesa a danno di minori, ha affermato che

Spesso accade che sia il bambino a sedurre il prete e non viceversa. Mettiamo il caso di un uomo in preda a un serio esaurimento nervoso e di un giovane che gli si avvicini. In molti casi è proprio quest’ultimo a sedurre il sacerdote. Non penso che i preti coinvolti in simili episodi debbano andare in galera perché non avevano intenzione di commettere alcun crimine.

Anche monsignor Odo Fusi Pecci, vescovo di Senigallia (AN) ha voluto dire la sua, questa volta intervenendo sulle relazioni omosessuali, che sono

contrarie al piano di Dio, in quanto sono in contrasto con quanto Dio ha deciso e chiaramente detto [e] contrastanti con le Verità e dunque con giustizia e pace.

Pertanto le leggi che intendono dare riconoscimento giuridico a questi rapporti

sono in contrasto con la legge di Dio e la stessa legge naturale e legalizzano delle vere e grandi immoralità. Queste unioni sono una offesa grave a Dio, alla umanità e in sintesi non è sbagliato affermare che queste rivendicazioni gay siano manifestazioni del demonio per portare disordine e divisione nella nostra società.

Coloro che sostengono il contrario, secondo il vescovo

sono oltre che viziosi, anche arroganti, fuori della comunione della Chiesa, salvo che si convertano. Io una persona del genere non la vorrei in Chiesa, salvo che si sia convertita.

Il tema è, comunque, molto caro a numerosi porporati. Tra i prelati italiani, non si possono dimenticare monsignor Ennio Appignanesi, vescovo emerito di Potenza:

Il gay è un vizioso immorale, perché gay si diventa per vizio, per una visione sbagliata ed edonistica della vita. È una scelta a dir poco ripugnante. Noi non abbiamo i Carabinieri o la Polizia, predichiamo castità, sanità di costumi, ma se uno vuole andare contro, libero: ne risponderà davanti al Signore e ricordo che San Paolo, e non solo, ha detto che coloro i quali si saranno comportati in tal modo sono lontani da Dio, si mettono contro Dio. Non dimentichiamo, poi, che tanti gay sono causa di disturbi ancora più luridi, come la pedofilia

e monsignor Rocco Talucci, arcivescovo di Brindisi-Ostuni, secondo cui

[L’omosessualità è] un disordine grave. Questo non deve mai comportare da parte dei pastori atteggiamenti discriminatori, ma bisogna essere delicati e misericordiosi, ricordando che da questo disturbo è sempre pensabile la conversione o la guarigione. Nel caso non si potesse, sarebbe auspicabile e moralmente etico praticare la castità. Io come Vescovo, ma qualsiasi uomo di Chiesa, non deve essere lassista e valutare questo gravissimo peccato che dà scandalo con la giusta severità. Lo ripeto, la tendenza omosessuale va trattata con misericordia, quella ostentata e rivendicata come fosse normalità o diritto, mai. La comunione non può essere amministrata a coloro che sono in peccato grave e meno ancora a pubblici peccatori. Dunque la comunione non è amministrabile ad omosessuali ben noti e di cui si conoscono gli atteggiamenti di aperta apologia.

È notizia di poco più di un mese fa l’arresto di don Alberto Barin, cappellano del carcere di San Vittore, che barattava – questa l’ipotesi accusatoria – con alcuni detenuti (per lo più africani, di età compresa tra 22 e 28 anni) shampoo e sigarette per rapporti sessuali. La Procura di Milano gli ha contestato i reati di violenza sessuale e concussione.

Recentissimo è stato il caso di don Piero Corsi, parroco di un paese dello spezzino, che ha illuminato i suoi fedeli circa le “vere” cause del femminicidio, riportandole in un volantino affisso nella bacheca della sua chiesa. Nel testo, tra le altre cose, si legge:

Il nodo sta nel fatto che le donne sempre più spesso provocano, cadono nell’arroganza, si credono autosufficienti e finiscono con esasperare le tensioni. Bambini abbandonati a loro stessi, case sporche, piatti in tavola freddi e da fast food, vestiti sudici. Dunque se una famiglia finisce a ramengo e si arriva al delitto (forma di violenza da condannare e punire con fermezza) spesso le responsabilità sono condivise. Quante volte vediamo ragazze e signore mature circolare per strada con vestiti provocanti e succinti? Quanti tradimenti si consumano sui luoghi di lavoro, nelle palestre e nei cinema? Potrebbero farne a meno. Costoro provocano gli istinti peggiori e poi si arriva alla violenza o abuso sessuale (lo ribadiamo: roba da mascalzoni). Facciano un sano esame di coscienza: forse questo ce lo siamo cercate anche noi?”.

Poi merita, ancora, una menzione don Gianfranco Rolfi, bresciano ma oggi parroco a Firenze, che quest’anno ha allestito un presepe decisamente sui generis, sul quale campeggia la citazione di Voltaire “Schiaccia l’Infame”, che il filosofo riferiva alla Chiesa e che oggi don Rolfi rivolge a relativisti e materialisti, le cui foto sono appese sotto la scritta: si va da Mao a Stalin, da Hitler a Corrado Augias, da Vito Mancuso a Piergiorgio Odifreddi a Margherita Hack. Una nota di colore è data da due altre foto: una ritrae aerei da guerra e l’altra quello che è stato il World Trade Center di New York.

In vista dell’oramai imminente Giornata mondiale della pace, il Papa ha bollato nel suo messaggio eutanasia, aborto e matrimoni gay come “attentati e delitti contro la vita”. I matrimoni gay, secondo Ratzinger, non solo sono “un’offesa contro la verità della persona umana” e “una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace” ma addirittura “contribuiscono alla destabilizzazione [del matrimonio tra uomo e donna], oscurando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale”.

Nello stesso giorno in cui il testo del messaggio veniva diffuso agli organi di informazione, il Pontefice incontrava (e impartiva la sua benedizione a) Rebecca Kadaga, speaker del Parlamento ugandese, strenua sostenitrice di una legge che criminalizza l’omosessualità, prevedendo la punizione per chi ne è “responsabile” con l’ergastolo e la pena di morte.

Sempre quest’estate è stato tradotto al carcere siciliano dell’Ucciardone un sacerdote 41enne di Sciacca (AG). Secondo la Polizia, avrebbe pagato un minorenne perché gli offrisse alcune prestazioni sessuali (da 50 a 300 euro per ciascun incontro), promettendogli peraltro la possibilità di partecipare, come concorrente, alla trasmissione “Amici” di Maria De Filippi.

L’elenco, si sa, potrebbe ancora essere lunghissimo. Lo risparmio ai tre lettori di questo blog, e per certi versi lo risparmio anche a me stesso.

Resta il fatto che è difficile amare un Paese in cui chi fa ricerca scientifica deve pagare un’imposta dalla quale, in grandissima misura, la Chiesa, questa Chiesa, è esentata; lo stesso Paese in cui – per dirla con Gian Antonio Stella – “chi dà soldi ai partiti ha sconti fiscali 51 volte più alti di chi fa una donazione al non profit”.

Questo Belpaese
pieno di poesia
ha tante pretese
ma nel nostro mondo occidentale
è la periferia

(Giorgio Gaber, “Io non mi sento italiano”)

Aggiornamento. Sulla (triste) vicenda di don Corsi, di cui si è detto sopra, ha pensato bene di dire la sua (ancora) il già citato monsignor Odo Fusi Pecci, vescovo emerito di Senigallia (AN). In un’intervista rilasciata a Pontifex (il “quotidiano online di apologetica cattolica e fede”) ha dichiarato:

La violenza va eliminata e non è mai giustificabile contro nessuno, tanto meno verso le donne. Chi ricorre alla violenza, va contro Dio. Tuttavia, alcune volte, le donne provocano, vestono e si atteggiano con scarsa dignità e poca attenzione alla moralità, su questo punto, condivido le teorie di don Corsi, che poi è quello che ha detto e che richiama anche al concetto di corresponsabilità nello scandalo.

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