“Pagare le tasse è bello” (cit.). Vero, ma non in Italia

Da poco più di un anno, parallelamente all’attività professionale che svolgo in Italia, sono socio e amministratore di una società di diritto inglese.

Qualche giorno fa, dall’ufficio di Londra mi hanno avvisato di aver ricevuto una “statutory mail” dall’HM Revenue & Customs, più o meno l’equivalente di Sua Maestà dell’Agenzia delle Entrate italiana.

Panico.

Come tutte le volte in cui, in questi 6 anni e rotti di partita IVA italiana, ho ricevuto una lettera dall’Amministrazione finanziaria, ho iniziato a provare attacchi di ansia, crisi d’asma, eruzioni cutanee, … Già temevo che l’HMRC mi comunicasse che, il 31 maggio scorso, quando si è chiuso l’anno fiscale inglese, avessi commesso qualche errore formale nella compilazione di qualche modulo, avendo provveduto a questi adempimenti senza avvalermi di un commercialista (perché, in Inghilterra, per pagare le tasse è sufficiente saper leggere, scrivere e far di conto).
Già mi vedevo in un tribunale inglese, di fronte ad un anziano giudice con indosso una di quelle graziose parrucche bianche (le “shorter barrister wigs”) che, dopo aver “overruled” tutte le “Objection, Your Honor!” del mio avvocato, mi condannava a qualche settimana di reclusione nelle regie galere oppure a qualche punizione corporale, con tanto di colpo di martelletto dall’alto del suo scranno.

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Invece… invece l’ufficio “Local Compliance” mi scrive:
1) che sono stati compiuti dei controlli formali sulle mie dichiarazioni presentate il 31 maggio e che è tutto ok
2) che hanno registrato il corretto pagamento di quanto dovuto al Fisco inglese
3) che il prossimo controllo è programmato alla fine dell’anno fiscale 2017/2018
4) che, anche prima di quella data, l’Amministrazione potrà comunque effettuare altri controlli
5) che, se fossi “uncertain whether a change of circumstances has tax implications”, posso rivolgermi all’ufficio (presentandomi di persona previo appuntamento, oppure spedendo una lettera, oppure mandando un fax, oppure inviando una e-mail; tutti i recapiti sono sull’intestazione della lettera)
6) che ai recapiti sopra indicati posso rivolgermi in qualunque momento per ogni informazione relativa alla Corporate Tax.

In calce alla nota, è scritto che – mandando un sms – posso ricevere la stessa comunicazione stampata in caratteri più grandi, oppure registrata in file audio oppure scritta in Braille.

Nel 2007, l’allora ministro Padoa-Schioppa disse che “le tasse sono una cosa bellissima e civilissima”. Ecco, oggi ho scoperto che aveva ragione. Ma, evidentemente, non si riferiva all’Italia.

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