Perché l’altra fila è sempre la più veloce?

Perché l'altra fila è sempre la più veloce?Avrete sicuramente notato che, quando si fa la coda in aeroporto o in posta, le fila di fianco a voi sembrano più veloci della vostra. Quando c’è traffico in autostrada le altre corsie sembrano scorrere più rapidamente di quella in cui vi trovate. Se vi spostate su un’altra corsia, questa rallenta. Questa situazione, nota come “legge di Murphy”, sembra essere la manifestazione di un forte principio antagonistico alla base della realtà. O, forse, è solo l’ennesima dimostrazione della paranoia umana; oppure della cosiddetta memoria selettiva: siamo cioè impressionati dalle coincidenze ma non ci ricordiamo delle non coincidenze, che sono più numerose ma che non notiamo. In realtà, la ragione per cui sembra di essere nella fila più lenta potrebbe non essere un’illusione: è una conseguenza del fatto che in media noi siamo solitamente nella fila più lenta!

Il motivo è semplice. In media le file e le corsie lente sono quelle con più persone e veicoli. Per cui è più probabile trovarsi in una di queste, piuttosto che in una di quelle che si muovono più velocemente, dove ci sono meno persone.

La precisazione “in media” è importante in questo caso. Ogni fila avrà delle caratteristiche particolari: persone che hanno dimenticato il portafoglio, macchine che non vanno a più di 40 km/h e così via. Non saremo sempre nella fila più lenta ma, in media, considerando tutte le code che facciamo, avremo più probabilità di essere in quelle più affollate.

Questo tipo di autoselezione è una sorta di pregiudizio intrinseco, cioè un “errore” statistico, che può avere conseguenze di enorme portata nella scienza e nell’analisi dei dati, soprattutto se non lo si tiene nella dovuta considerazione. Supponiamo di voler determinare se le persone che vanno a messa regolarmente sono più sane di quelle che non ci vanno. Bisogna però evitare un trabocchetto: le persone malate non potranno andare in chiesa, quindi contare solo le persone presenti alle funzioni e determinarne lo stato di salute porterà a un risultato falso. Lo stesso vale se osserviamo l’universo tenendo presente quel “principio” suggerito da Copernico secondo cui non dobbiamo pensare di occupare una posizione speciale nell’universo. Eppure, anche se non dobbiamo pensare di occupare una posizione speciale in senso generale, sarebbe un errore credere di non essere speciali in senso particolare. La vita è possibile solo in quei luoghi in cui esistono condizioni speciali: è più probabile trovarla dove ci sono stelle e pianeti, strutture che si formano dove l’abbondanza di materia interstellare è superiore alla media. Per cui, quando ci occupiamo di scienze o ci confrontiamo con alcuni dati, la domanda più importante da porsi in riferimento ai risultati è se esistono pregiudizi in base ai quali, partendo dalle prove, siamo portati a trarre una conclusione piuttosto che un’altra.

 

John D. Barrow, 100 cose essenziali che non sapevate di non sapere, Mondadori, 2011

– John D. Barrow insegna scienze matematiche al Dipartimento di matematica e fisica teoretica dell’Università di Cambridge e dirige il Millennium Mathematics Project presso lo stesso ateneo. Professorial Fellow del Clare Hall College di Cambridge, è membro dal 2003 della Royal Society.

Presentazioni persuasive: ecco tutte le idee e strategie che devi assolutamente conoscere

Presentazioni persuasive: ecco tutte le idee e strategie che devi assolutamente conoscereÈ disponibile per il download il mio e-book Presentazioni Persuasive. Progettare e realizzare esposizioni efficaci per comunicare idee e lanciare prodotti, pubblicato dalla Bruno Editore.

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Come mettersi dalla parte di chi ascolta
  • Come scegliere le immagini giuste
  • I 13 principi di Mayer: cosa sono e come metterli in pratica
  • Come sollecitare il tuo pubblico con l’utilizzo dei cinque sensi
  • Tecniche e strategie per aumentare l’efficacia del messaggio
Come trasformare il tuo progetto in digitale
  • Creare diapositive d’impatto con poche e semplici regole
  • Come gestire al meglio lo spazio e il tempo della tua presentazione
  • Come ottimizzare il flusso delle informazioni
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Come prevenire situazioni di panico
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Con il Governo Monti gli animali domestici diventano un lusso? Pensare prima di inoltrare lo è già per molti /via IlDisinformatico

Con il Governo Monti gli animali domestici diventano un lusso? Pensare prima di inoltrare lo è già per molti  /via IlDisinformaticoCI MANCAVA SOLO QUESTA: Il governo Monti sta emanando nuove leggi da approvare, una tra le quali la legge sugli animali domestici. Ogni famiglia dovrà pagare una tassa su ogni animale domestico in quanto il signor Monti li definisce BENI DI LUSSO, non beni affettivi. La ringraziamo, professor Monti, perche in questo modo, lei sarà complice dell’aumento degli abbandoni, delle uccisioni, e della sofferenza di tante povere bestie, che o saranno abbandonati da chi non puo permettersi ulteriori spese, o che non verranno mai e poi mai adottati da un canile. COPIA E INCOLLA

Questo è un esempio del testo della nuova catena di Sant’Antonio che sta invadendo la Rete perché viene inoltrata da chi non si ferma a verificare o a chiedersi se ha senso inoltrare un appello, vero o falso che sia, che non riporta alcuna fonte o alcun riferimento credibile. Se il governo italiano mettesse una tassa sull’inettitudine nell’uso di Internet raccoglierebbe miliardi.

A quanto mi risulta, al momento non c’è alcuna “legge sugli animali domestici” emanata o ipotizzata dal governo Monti. L’appello nasce forse da un’interpretazione cinofallica di un articolo del Corriere di ottobre 2011 a firma di Danilo Mainardi, nel quale Marco Melosi, presidente dell’Associazione nazionale medici veterinari, segnala amareggiato che “tra le sette categorie del nuovo redditometro sperimentale presentato all’Agenzia delle Entrate comparirebbero le spese veterinarie per gli animali una volta detti da compagnia e che oggi si preferisce chiamare d’ affezione”. La critica al redditometro è ampliata in un articolo dell’Associazione.

Un’altra origine possibile è questo articolo di Tecnologia-ambiente.it, che paventava una presunta “tassa sui cani” in quanto considerati “beni di lusso” ma poi è stato rettificato per chiarire appunto che non si tratta di una tassa ma di una inclusione nel redditometro. A sua volta, questo articolo citava una petizione su Petizionionline.it che non è stata rettificata. Idem dicasi per Leggo.it, che tuttora parla della “tassa” come se fosse un dato di fatto. C’è anche un’altra petizione su Firmiamo.it.

In ogni caso, mandare in giro storie di questo genere senza verificarle e senza corredarle di fonti precise è da irresponsabili e non fa altro che alimentare incomprensioni e odio.

via IlDisinformatico-Attivissimo

Fiorello canta (forse) Modugno: “Amore amorissimo”. E ho aggiunto anche il testo

Chiudendo la puntata di ieri di #ilpiugrandespettacolodopoilweekend, Fiorello ha interpretato una canzone, attribuita a Domenico Modugno, il cui spartito sarebbe stato rinvenuto negli archivi Rai. Si tratterebbe di un inedito. Non sono convintissimo della storia, in ogni caso il pezzo – “Amore amorissimo” – è proprio divertente.

Ecco il testo:

Come stai senza me, come stai, amore bellissimo?
Come sto senza te, come sto? Amore… malissimo.
Ho sbagliato a lasciarti da sola,
ho sbagliato a chiamarti “una sola”,
ora do dell’idiota a me stesso e lo dico fortissimo.

Con chi hai fatto l’amore in mia assenza? Spero nessunissimo.
Quant’ho fatto io l’amore in tua assenza? Ti giuro, pochissimo!
Nella notte che scende sui viali certe donne a me fin troppo uguali.
Ti assicuro però che ho pagato quell’amore carissimo.

Tornerai, tornerai, tornerai io spero prestissimo;
darti fuoco alla macchina è stato un errore grandissimo.
Metti il casco mio amore piccino
e raggiungimi col motorino.
Puoi prestarmelo poi quando arrivi ché mi serve tantissimo?

Tu mi dici che son nauseabondo,
che non c’hai mica scritto “giocondo”
e mi dai una testata sul viso ma l’apprezzo tantissimo.

Io ti amo, je t’aime, te quiero, I love you moltissimo
te lo dico con tutte le lingue, scandito benissimo.
Vieni a darmi sollievo alle mani
ma poi scendi a pisciare i miei cani
nei giardini che videro noi limonare tantissimo.

Di un amore troppissimo. O mio amore amorissimo.

Le leggi della stupidità, secondo Carlo M. Cipolla

  1. Sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione.
  2. La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della persona stessa.
  3. Una persona è stupida se causa un danno a un’altra persona o a un gruppo di persone senza realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo un danno.
  4. Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide; dimenticano costantemente che in qualsiasi momento e luogo, e in qualunque circostanza, trattare o associarsi con individui stupidi costituisce infallibilmente un costoso errore.
  5. La persona stupida è il tipo di persona più pericoloso che esista.

Carlo M. Cipolla è nato a Pavia nel 1922 e vi è morto nel 2000, ed è stato uno dei giganti della storia dell’economia. Quella “M.” non sta per “Maria” (come è scritto anche su Wikipedia): in realtà è l’iniziale che, forse arbitrariamente, l’autore di Vele e cannoni e di Miasmi e umori si inventò per riempire la casella middle name”, quando compilò i moduli per iscriversi all’Università di Berkley.

Jamie Giese e Jared Thomson: anche loro sono eroi

Coda è un labrador di 7 anni.

Coda vive a Wausau, un paesotto di neanche 40mila abitanti del Wisconsin.

Coda abita una casa che, qualche giorno fa, è andata a fuoco. In quella casa, Coda è rimasto intrappolato. Cercando rifugio, è salito su una sedia a dondolo, rimanendo circondato dalle fiamme.

Coda è stato salvato da due vigili del fuoco, Jamie Giese e Jared Thomson i quali, portatolo fuori dall’abitazione e resisi conto che aveva perso i sensi, gli hanno praticato la respirazione artificiale.

Coda deve la vita a Jamie e Jared. Due eori.

Jamie Giese e Jared Thomson: anche loro sono eroi

Bisogna per forza tornare a crescere

Bisogna per forza tornare a crescere - Carlo Antonelli - Wired settembre 2011Bisogna per forza tornare a crescere. Che sensazione strana. A leggere i commenti sul commissariamento europeo della crisi italiana, sembrerebbe proprio il caso. Scegliamone due.

Dubito che gli italiani siano davvero in grado di affrontare la sfida di questo momento critico. Perché non hanno – non abbiamo – più il fisico e lo spirito critico di una volta. Perché oggi essere familisti, localisti, individualisti – e furbi – non costituisce una risorsa, ma un limite. Perché l’abbondanza di senso cinico e la povertà di senso civico è un limite.

(Ilvo Diamanti, “L’arte di arrangiarsi non ci salverà“, la Repubblica)

Un’impresa come quella oggi richiesta all’Italia potrebbe tentarla solo una classe dirigente credibile. Dove per credibile non intendo solo un po’ meno corrotta e squassata dagli scandali, ma soprattutto più lucida, più unita, più coraggiosa, meno ossessionata dalla ricerca del consenso a breve termine.

Luca Ricolfi, “Un paese senza“, La Stampa)

Come formare allora questa classe che non c’è da nessuna parte? Come convincere masse intere di infanti di 50 e 60 anni (per non parlare di quelli di 70 e 80) a diventare gli adulti responsabili che hanno fatto di tutto per non essere? Impossibile. La crisi italiana (e non solo) richiede un’operazione radicale, di lunghissimo termine, che parte dall’educazione degli attuali bambini nazionali, nel tentativo di formare così i cittadini che si occuperanno del paese tra vent’anni. Troppo estremo? Non credo, perché proprio dalle radici va estirpata la malattia dolciastra che ha  beccato tutti, e che nulla – nemmeno quest’ultimo disastro – potrà cambiare nel profondo.

Occorre sradicare il familismo, specie ora che la famiglia tradizionale ha almeno una decina di modelli nuovi, sperimentali, a partire dalla comunità etero dei plurimatrimoniati per arrivare alle coppie monosesso con prole. Occorre disegnare dalle fondamenta una società complessa in grado di formare individui dotati del piacere profondo, adulto, della responsabilità individuale e collettiva -su questo va assolutamente letto il saggio di Massimo Recalcati, Cosa resta del padre?, uscito da poco- e quindi in possesso dell’umiltà necessaria per essere pronti ad imparare per tutta la vita.

[…] occorre […] sgobbare duro. Tutti quanti, grandi e piccini. Suona la campana. La lunga ricreazione è finita.

(Carlo Antonelli, Wired, settembre 2011)

Tintarella. Col morto affianco

Si chiamava Nicola Bragi, aveva 67 anni, era pensionato. E’ morto ieri ad Ostia, mente faceva il bagno. Un malore, probabilmente. Chissà?

Tintarella. Col morto affianco

Ho trovato incredibile la “reazione” della gente. Il cadavere del sig. Bragi giace sulla spiaggia, coperto con un telo, circondato da tre agenti della Polizia di Stato. Attorno gli altri avventori della spiaggia, che sembrano affetti da una forma terribile di indifferenza e di gusto per il macabro. In un altro scatto, si vede persino un adulto, con un bambino in braccio.

E io penso alla moglie del sig. Bragi, che lo aspettava sdraiata su un lettino, portata lontano da quel posto, in attesa dell’arrivo della Polizia mortuaria.

(la foto è di Mino Ippoliti)

La Diplomazia americana, i social network, lo smart power

Alec Ross lavora al Dipartimento di Stato americano, a Foggy Bottom, un quartiere di Washington. Che cosa fa? Mette “il burro prima dei cannoni”, dice lui.

Ross è senior adviser per l’innovazione del Segretario di Stato, Hillary Clinton. L’ex first lady l’ha ingaggiato per l’esercizio dello smart power, la versione tecnologica del soft power coniato dal politologo americano Joseph Nye per identificare l’esercizio, da parte della diplomazia, della sua influenza con mezzi pacifici.

Gli strumenti di lavoro di Ross sono due: Facebook e Twitter. Attraverso queste due piattaforme, la diplomazia americana comunica con i cittadini di tutto il mondo.

All’inizio dell’anno, in occasione delle tumultuose rivolte arabe che hanno colpito Tunisia ed Egitto, dall’account Twitter del Dipartimento di Stato è partito un messaggio, scritto in arabo: “Vogliamo unirci alle vostre conversazioni”.

Ross è nato in West Virginia, lo Stato americano che tra gli altri ha dato i natali a John Forbes Nash Jr. e ad Edwin Earl Catmull. Ha vissuto, da adolescente, in Italia, perché il padre lavorava all’ambasciata statunitense di Roma ed è ritornato nel Belpaese per laurearsi, a Bologna.

Al Dipartimento di Stato, Ross collabora con Jared Cohen, reclutato dal Governo americano per tenere i contatti con i cyberattivisti, in particolar modo con quelli del Medio Oriente. I due, assieme a Eric Schmidt, Mark Zuckerberg e Jack Dorsey, hanno organizzato, nel 2008, un incontro internazionale a New York sul tema “Tecniche per avviare una mobilitazione civile attraverso i social network“. Da quell’assise è nata l’Alliance of Youth Movement. A quell’incontro ne sono seguiti altri (due al Cairo, nel 2009; uno a Budapest nel 2010).

Così il modo di fare le rivoluzioni è cambiato. Perché, per dirla con le parole di Cohen, “Facebook è utilizzato per fissare la data delle manifestazioni, Twitter per condividerne la logistica e YouTube per mostrare tutto al mondo“.

Fiat di Melfi: legittimo il licenziamento degli operai per attività non riconducibile al diritto di sciopero

Ho da tempo perplessità sulla giustizia della Giustizia in Italia. La Magistratura del lavoro, poi, è una di quelle che meno gode della mia stima.

Detto questo, però, ho letto con piacere le motivazioni della sentenza con cui il Giudice del lavoro  ha accolto il ricorso dell’azienda contro il reintegro sul posto di lavoro di Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli.

I tre – si ricorderà – erano stati licenziati da Fiat perché, in occasione di uno sciopero allo stabilimento Sata di Melfi del luglio 2010, avevano bloccato un carrello, interrompendo temporaneamente la produzione.

Avverso il licenziamento, Barozzino, Lamorte e Pignatelli (Fiom) avevano proposto ricorso e, in prima istanza, lo avevano vinto, ottenendo il diritto a riprendere le proprie mansioni.

Nella sentenza di appello, il giudice Amerigo Palma, ha ribaltato il giudizio di primo grado.

Nelle motivazioni, il magistrato ha spiegato che i tre hanno determinato “materialmente l’interruzione dell’attività produttiva”. Pur escludendo ogni forma di “premeditata intenzionale volontà di sabotaggio”, secondo il giudice Pignatelli, Lamorte e Barozzino hanno tenuto un comportamento “non riconducbile all’esercizio del diritto di sciopero”, perché “non si è limitato all’attività di persuasione”, ma “ha posto in essere atti concreti per impedire il funzionamento dell’organizzazione aziendale”.

L’atteggiamento dei tre operai – prosegue Palma – è stato di sfida e di minaccia: due di loro (Barozzino e Lamorte) coscientemente persistevano davanti al carrello per impedirne il transito, e il terzo (Pignatelli) addirittura vi si portava deliberatamente, mentre altri manifestanti – una volta resi consapevoli, ai primi richiami, della loro posizione abnorme – decidevano di spostarsi”. I tre, quindi, hanno “colto la portata” dei richiami fatti dai responsabili aziendali e, nonostante questo, hanno mantenuto la loro posizione.

In sostanza il Giudice del lavoro ha sposato la ricostruzione dell’azienda, perché le testimonianze rese dai testi addotti dai ricorrenti erano caratterizzate da “lampante contraddittorietà”.

Secondo la Fiom, “la sentenza non è equilibrata” e da essa “emerge proprio la parzialità del giudizio”. Roba da querela, mi pare. Ma il giudice Palma, se del caso, saprà tutelarsi.